Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d
43 indi a l’etterno lume s’addrizzaro, nel qual non si dee creder che s’invii per creatura l’occhio tanto chiaro ”. (Paradiso XXXIII, 40-45) Per intercessione di Maria il desiderio di Dante si infiamma fino all’estremo limite e la sua vista risale per il raggio divino tanto da entrare nella profondità della luce eterna fino al mistero dell’unità di Dio, dell’unica essen- za divina che riunisce in un tutto armonico le cose create, tutto “ ciò che per l’universo si squaderna ” (Paradiso XXIII, 87). Poi, continuando a guardare, nella profonda e chiara essenza di Dio Dante vede tre cerchi di colore diverso ma di un’unica superficie. Il secondo è il riflesso del primo, il terzo è un fuoco che spira dall’uno e dall’altro. È il sublime mistero della Trinità divina di Dio che sussiste in se stesso, si conosce come Padre che genera il Figlio ed è da lui conosciuto nell’unità e nell’amore dello Spirito. Sono le tre relazioni divine sussistenti nell’u- nica, identica natura: l’assoluta paternità, l’assoluto essere figlio, l’infinito amore che unisce. Poi Dante fissa più a lungo il secondo cerchio, quello riflesso dal primo, e gli appare raffigurato al suo interno, con lo stesso colore della natura divina, dall’immagine di un uomo. E si concentra tutto in essa, nella persona del Cristo risorto, nel figlio di Maria. Dante non lo dice espressamente, ma fa comprendere che l’incarnazione del Verbo è il mistero più grande della nostra fede: sente il brivido emotivo della sua intelligenza che cerca di capire come l’immagine di un uomo, Cristo, si adatti al cerchio divino e come possa trovare posto in esso. Ma la sua ragione, nonostante tutto il suo sforzo, non è adeguata a comprendere: solo una folgorazione, un lampo di luce divina realizza il suo desiderio di vedere Dio. Egli si sente ora pienamente appagato e guidato nella sua brama di conoscenza e nella sua volontà, inserito armonicamente nel movimento divino, come una ruota che si muove in moto circolare uniforme, mosso da “ l’amor che muove il sole e l’altre stelle ”. La Divina Commedia ha il suo punto di partenza con la presenza di Maria che nel Paradiso “ si compiange ”, ossia prova dolore, versa lacrime ed intercede presso Dio per liberare Dante – ma in lui è rappresentata tutta l’umanità – dall’impedimento della selva oscura del peccato (cfr. Inferno II, 94-96). Si conclude ancora con l’intercessione di Maria che alza i suoi occhi diletti e venerati dal Figlio nell’eterna luce divina perché Dante possa penetrare nei misteri più profondi della nostra fede, possa realizzare, folgorato nella mente, la sua aspira- zione e la sua volontà di incontrare e di amare Cristo, il figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria, “ fine di tutti i disii ” (Paradiso XXXIII, 46), fine ultimo di tutti i desideri umani.
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