Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d
40 Canto XXXIII del Paradiso La stupenda preghiera di Bernardo a Maria in favore di Dante rivela ancora una volta la fede, lo studio teolo- gico, la conoscenza dei Padri e della tradizione della Chiesa, la pietà personale e liturgica, l’amore per la poesia e per l’arte di cui il poeta è nutrito. I primi nove versi rappresentano la sintesi teologica della grandezza di Maria: Vergine e Madre, Figlia di Dio ed al tempo stesso madre del Verbo fatto carne, umile perché sa di aver ricevuto tutto da Dio ed alta più che creatura perché ha collaborato in modo perfetto ai doni divini a Lei concessi, punto sicuro di riferimento nell’e- terno piano della creazione, redenzione, santificazione dell’umanità; è Lei la creatura che sta al di sopra di tutte, vero capolavoro divino, che con la sua obbedienza ha reso talmente nobile la natura umana che il suo creatore non disdegnò di farsi egli stesso creatura, riunendo nella persona divina del Verbo la natura divina e quella umana. Questo mistero, che ha riacceso l’amore di Dio per noi, quell’amore spento dal peccato di Adamo, si è realizzato nel ventre di Maria. La maternità divina ha permesso infatti la redenzione dell’umanità ed il calore dell’amore che ardeva nel grembo di Maria tra Lei ed il suo Figlio ha fatto germinare il fiore del Paradiso, la piena comunione alla vita divina. “ Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ’l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l’etterna pace così è germinato questo fiore ”. (Paradiso XXXIII, 1-9) Le successive quattro terzine precisano il rapporto che vi è fra Maria ed i credenti. Nel Paradiso Maria è per tutti i beati fiaccola ardente e luminosissima di carità, ossia di amore per Dio e per gli uomini, proprio come il sole a mezzogiorno. Sulla terra Maria è fonte inesauribile e continua di speranza, definita dal poeta come l’attendere certo della gloria futura del Paradiso, prodotto in noi dalla grazia divina e dalla nostra libera e meritoria collaborazione con le buone opere. (Cfr. Paradiso XXV, 67-69) ed invo- care Lei, anche soltanto in punto di morte, come avvenne per Bonconte di Montefeltro, è garanzia e caparra di salvezza. (Cfr. Purgatorio V, 98-108). Dante non considera solo Maria come la perfetta discepola di Gesù, da imitare per raggiungere il Paradiso, ma anche la Regina, l’Augusta, la madre dell’imperatore celeste, cui è concesso un potere di intercessione che non si può eludere ed ignorare. È Dio che ha voluto Maria così eccelsa e le ha dato una così grande potenza. Non rivolgersi a lei per ottenere una grazia è come voler volare senza ali. Anzi, insiste Bernardo nella sua preghiera, la bontà di Maria non solo reca aiuto a chi domanda, ma molte volte spontaneamente previene la richiesta. È un’allusione chiara alla situazione di Dante, al soccorso portato da Maria al poeta mentre era nella
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