Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d
32 L’intensità della sua luce dipinge le pupille di Dante ed egli è coinvolto in uno spettacolo di luci, di colori, di musica e di canti, di danza circolare, persino di profumi che provengono dal bel giardino che sotto i raggi di Cristo si infiora. Anche il suo linguaggio poetico acquista una delicata levitazione musicale, si allarga in ritmi distesi, si arricchisce continuamente di nuove metafore (giardino, rosa, gigli, profumi, stella, fuoco, splendori, lumi, facella, zaffìro, ecc.), di metonimie (amore angelico per dire l’arcangelo Gabriele, l’alta letizia per signi- ficare Maria, il nostro desiderio per indicare Cristo, la circo- lata melodia per esprimere il canto e la danza perfetta dell’ar- cangelo, ecc.), di paragoni (la melodia terrena inadeguata per esprimere il canto celeste, il bambino che tende le braccia alla mamma, ecc.). La carica emotiva del poeta, i tocchi profondi e delicati con cui Maria viene rappresentata, l’intensità affettiva, la devozio- ne personale e profonda fanno sì che questo canto rappresen- ti una delle più alte espressioni poetiche del culto mariano. Dante per celebrare Maria ha creato un linguaggio poetico ir- ripetibile, una lirica pura degna di Colei al quale egli deve la sua salvezza. Nel cielo delle stelle fisse Dante, dopo il trionfo di Maria, af- fronta il triplice esame sulle virtù teologali, interrogato dappri- ma da San Pietro sulla fede, da San Giacomo sulla speranza, da San Giovanni evangelista sulla carità. Giovanni è indicato da Beatrice come colui che poggiò il capo sul petto di Cristo, defi- nito il nostro pellicano perché secondo la leggenda questo uccello risuscita i suoi figli e li nutre con la sua carne, squarciandosi il petto. Giovanni inoltre fu prescelto da Cristo sulla croce per il “ grande ufficio ” di prendere nella sua casa e di custodire come madre Maria, compito affidato a lui come rappresentante di tutti i discepoli di Gesù. C’è un’implicita allusione a Maria che nel dolore genera i suoi nuovi figli proprio ai piedi della Croce. “ Questi è colui che giacque sopra ‘l petto del nostro pellicano; e questi fue di su la croce al grande officio eletto ”. (Paradiso XXV,112-114) Dante fissa poi la sfavillante luce di Giovanni per accertarsi se è vero che è già in cielo con il suo corpo, ma il santo, che ha intuito la curiosità del poeta, risponde in modo deciso e perentorio dichiarando che in anima e corpo ( le due stole ) in Paradiso ci sono solo Gesù Risorto e la Vergine Maria. Dichiarazione importante di una verità di fede, presente nella tradizione secolare della Chiesa, creduta e vissuta dal popolo cristiano, che sarà proclamata dogma solo tanti secoli dopo dal Papa Pio XII nel 1950. Dante inoltre viene incaricato da Giovanni di farsi apostolo e propagatore di questo mistero mariano sulla terra. “ Con le due stole (anima e corpo) nel beato chiostro son le due luci sole che saliro (Cristo e Maria); e questo apporterai nel mondo vostro ”. (Paradiso XXV, 127-129)
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