Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d

3 Introduzione La poesia italiana è profondamente affascinata dalla figura della Vergine Maria. Fin dalle origini della nostra letteratura lungo il corso dei secoli tanti poeti hanno levato la loro voce, attratti dalla bellezza umana e spiri- tuale di questa donna, capolavoro di Dio, ed hanno espresso in immagini e ritmi la loro ammirazione, il loro amore, la loro preghiera. Così hanno fatto – citando solo i più importanti - nel Duecento gli anonimi cantori di laudi e Jacopone da Todi, nel Trecento Dante, Petrarca e Boccaccio, nel Rinascimento il Poliziano, Lorenzo il Magnifico e Torquato Tasso, nell’Ottocento il Manzoni ed il Carducci, nel Novecento il Pascoli, e diversi poeti ermetici quali Ungaretti e Montale ed altri poeti contemporanei. Ma nessun poeta ha sentito il fascino di Maria con tanta forza e con- vinzione come Dante, nutrito da una profonda devozione quotidiana verso di Lei, “ il nome del bel fior ch’io sempre invoco - e mane e sera ” (Paradiso XXIII, 88-89), tanto che la Vergine è diventata un elemento vitale della sua creazione poetica, e noi possiamo leggere tutto il suo capolavoro, la Divina Commedia, come una celebrazione, sotterranea e nascosta nell’Inferno, solare e luminosa nel Purgatorio e nel Paradiso, della Donna del cielo. Lo smarrimento di Dante nella selva oscura Dante è entrato, praticamente senza rendersene conto, nella selva oscura del peccato, in una situazione di lontananza da Dio, in una forma di accecamento spirituale. Probabilmente allude alla crisi morale e filo- sofica che egli ha affrontato nella sua giovinezza tra il 1290, anno della morte di Beatrice, e l’anno giubilare del 1300. Il poeta infatti attraversò un periodo di sbandamento interiore, conquistato dalla teoria dell’amore cortese e dalle passioni della carne, se dobbiamo prendere sul serio alcune allusioni della Vita nova dopo la morte di Beatrice e della stessa Divina Commedia (cfr. Purgatorio XXXI, 57-60), che lo gettano in un turbine di amori facili e libertini, confermati per altro da alcune poesie delle Rime come le liriche per Fioretta o Violetta: “ Per una ghirlandetta ch’io vidi, mi farà sospirare ogni fiore ”. (Dante Rime LVI) “ Deh, Violetta, che in ombra d’Amore negli occhi miei sì subito apparisti, aggi pietà del cor che tu feristi, che spera in te e disiando more ”. (Dante Rime LVIII)

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