Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d

29 “ Ed io udii ne la luce più dia del minor cerchio una voce modesta qual forse fu da l’angelo a Maria ”. (Paradiso XIV, 34-36) Sono tanti piccoli indizi che ci significano che il mistero dell’Incarnazione, avvenuto nel grembo di Maria, continua a riaffiorare nella poesia e nella spiritualità di Dante. Nel cielo di Marte Nel cielo di Marte vengono ad incontrare Dante gli spiriti militanti. Tra di essi vi è il trisavolo di Dante Cacciaguida; egli nel ricostruire la sua vita la colora di richiami mariani, tipici della Firenze medioevale. Innanzitutto egli attribuisce la sua nascita all’intervento di Maria, invocata con alte grida nelle doglie di sua ma- dre e fa rivivere così quel clima di devozione, di tenerezza e di ardente affetto per la Vergine, che era nella tra- dizione della sua famiglia, oltre che nella città di Firenze ai suoi tempi ordinata e tranquilla. Inoltre Cacciaguida collega immediatamente la sua nascita terrena, dovuta all’intercessione della Vergine, come se fosse Lei la sua prima madre, alla sua rinascita come cristiano nell’antico battistero fiorentino di San Giovanni. “ A così riposato, a così bello viver di cittadini, a così fida cittadinanza, a così dolce ostello Maria mi diè, chiamata in alte grida; e ne l’antico vostro Batisteo insieme fui cristiano e Cacciaguida ”. (Paradiso XV, 130-135) Infine Cacciaguida per determinare l’anno della sua nascita conta con un ricercato calcolo astronomico che ci porta al 1091, gli anni che partono dall’Annunciazione di Maria “ dal quel dì che fu detto ‘Ave’ ” (Paradiso XVI, 34) fino al parto di sua madre. Nel calendario fiorentino del resto, come in altre città italiane, gli anni si computavano ab incarnatione Christi , liturgicamente fissata nella data del 25 marzo, festa appunto dell’An- nunciazione del Signore. Nel cielo di Giove e di Saturno Nel cielo di Giove si affronta il problema della giustizia civile, e Dante esprime il suo desiderio che essa ri- splenda in tutto il suo fulgore sulla terra, sia nei principi che nei papi; medita inoltre sul mistero della salvezza dei cristiani e dei pagani. Non abbiamo tuttavia richiami diretti alla Vergine Maria. Un brevissimo accenno si trova solo nel cielo di Saturno ove il poeta incontra gli spiriti contemplativi. Dante si convince di non poter com- prendere con la ragione il mistero della predestinazione parlando con San Pier Damiani, dapprima monaco e poi cardinale riformatore della Chiesa, il quale conservò questo nome finché visse nel monastero di Fonte Avellana, ma quando dimorò nella chiesa di Santa Maria in Porto a Ravenna preferì chiamarsi e firmarsi Pietro Peccatore, come se il tempio mariano gli avesse fatto prendere una sofferta consapevolezza dei suoi limiti e dei suoi peccati:

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