Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d
19 scultorea ha per il poeta il compito di farci superare i limiti del tempo e dello spazio, dei sensi e della stessa materia, per renderci contemporanei e presenti all’evento evangelico ed al mistero in esso significato: “ L’angel che venne in terra col decreto de la molt’anni lagrimata pace, ch’aperse il ciel del suo lungo divieto, dinanzi a noi pareva sì verace quivi intagliato in un atto soave, che non sembiava imagine che tace. Giurato si saria ch’el dicesse ‘Ave!’; perché iv’era imaginata quella ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave; e avea in atto impressa esta favella ‘Ecce ancilla Dei’, propriamente come figura in cera si suggella ”. (Purgatorio X, 34-45) Maria è un modello per coloro che si purificano ed ha veramente vissuto ed la prima beatitudine del Vangelo: Beati i Poveri di spirito, che il poeta lasciando la cornice dei superbi sente cantare con ineffabile dolcezza (Cfr. Purgatorio XII, 109–111). La cornice degli invidiosi Nella seconda cornice si trovano le anime di coloro che peccarono d’invidia. Ora essi sentono il vincolo della fraternità e della comunione dei santi e ne cantano le litanie, incominciando da Maria, la prima di tutti i santi: “ E poi che fummo un poco più avanti, udia gridar: ‘Maria, ora per noi’ gridar ‘Michele e Pietro e ‘Tutti i santi’ ”. (Purgatorio XIII, 49-51) Su queste anime che non possono vedere perché hanno gli occhi cuciti trascorrono voci che proclama- no esempi virtuosi. Il primo modello di sensibilità e di attenzione al prossimo è quello di Maria che alle nozze di Cana spinge Gesù a compiere il primo dei suoi mira- coli, dopo aver notato la mancanza di vino degli sposi:
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