Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d
18 “ Questa chiese Lucia in suo dimando e disse: Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando ”. (Inferno, II, 97-99) Maria, Lucia, Beatrice sono le tre donne benedette che nella corte del cielo si prendono cura di Dante, ma la mandante dell’azione salvi- fica è sempre la Vergine Maria, segno concreto della grazia prevenien- te di Dio. Anche in questo caso Ella invia Lucia, altra personificazione della misericordia di Dio che scende dal cielo, ad agevolare per la via della salvezza l’uomo nel suo cammino spirituale, quando trova dif- ficoltà e balzi umanamente insormontabili. Virgilio, istruito da Lucia, conduce allora Dante davanti all’Angelo custode del Purgatorio ed interrogato riconferma che una donna del cielo gli ha indicato il pas- saggio. L’angelo allora incoraggia i due poeti a progredire nel loro cammino, fa compiere a Dante un atto penitenziale, stampa con la punta della spada sette volte la lettera P (la tendenza ai sette peccati capitali che ci portiamo nel cuore), che verranno cancellati, uno dopo l’altro, nel cammino di ascesa al termine di ogni cornice. Maria modello di vita cristiana nello spirito delle beatitudini Dopo aver superato la porta di San Pietro Dante e Virgilio entrano nel Purgatorio vero e proprio. Ad ogni balza incontrano anime che si purificano in una sofferenza fisica e spirituale e cancellano nella penitenza le tendenze negative insite nei sette peccati, la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, l’avarizia, la gola e la lussuria ed assorbono lo spirito delle beatitudini evangeliche che a questi vizi si oppongono, cantate dall’Angelo custode o da altre voci nelle varie cornici. Ma lo stimolo penitenziale in ogni gruppo di penitenti comincia sempre medi- tando un episodio di virtù vissuto dalla Vergine Maria e narrato nei Vangeli, presentato in modalità diverse e si conclude con il canto o la proclamazione di una beatitudine evangelica. Tra l’episodio mariano e la beatitudine vi è comunque una stretta correlazione. Dante vuole appunto significare che non si può raggiungere Dio se non si è imitata Maria ed assimilato completamente lo spirito delle Beatitudini. È necessario riprodurre in noi i sen- timenti di Maria, perché è lei la perfetta discepola di Gesù. Il poeta inoltre deve immedesimarsi nella sofferenza dei penitenti, piena comunque di gioia e di speranza; solo in questo modo Dante può al termine di ogni cornice essere abbagliato dalla luce dell’Angelo, sentire il profumo della sua presenza o la freschezza della sua ala che cancella uno dei sette P (peccati) incisi sulla sua fronte e proseguire nella sua ascesa. La cornice dei superbi Nella prima cornice, quella dei superbi che camminano gravati da grandi massi che li costringono a cam- minare curvi, è scolpita sul bordo inclinato della parete in candidissimo marmo la scena dell’Annunciazione. A Dante sembra di essere presente al mistero, di ascoltare in un “ visibile parlare ” la parola Ave dell’Angelo e l’ Ecce ancilla Dei di Maria, colei che con la sua umiltà aprì la porta all’infinito amore di Dio per noi. L’arte
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