Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d

16 per una lagrimetta che ’l mi toglie; ma io farò de l’altro altro governo! ”. (Purgatorio V, 95-108) Bonconte termina la vita nel nome di Maria: “ la parola nel nome di Maria finii ”. Invocare Lei è davvero una caparra, un segno di salvezza e l’angelo del cielo giunge a raccogliere la sua anima, mentre l’angelo d’inferno protesta e per vendetta può solo suscitare un violento temporale per spingere il suo corpo nell’Arno, il real fiu- me, e seppellirlo nel fango. Dante non fa altro che sottolineare qui la tradizione della Chiesa che esalta Maria, madre di misericordia e rifugio sicuro dei peccatori. Maria nella sensibilità politica di Dante La presenza di Maria appare anche nei canti politici del Purgatorio (dal canto 6° all’8°). Dante, dopo aver apostrofato la serva Italia, lacerata e divisa, nave senza nocchiero in gran tempesta, giunge nella valletta dei principi, ossia dei capi politici, pentiti e riconciliati con Dio al termine della loro vita. Ma essi, occupati negli affari e nelle mire terrene dei loro governi, hanno trascurato i valori dello spirito, del bene e della pace sia a livello personale che sociale, perché attratti dalla brama di potere, di ricchezza, dei piaceri della vita. Ora nella splendida valletta fiorita cantano in coro la Salve regina in onore di Maria, regina dei loro popoli. È l’ora del tramonto, un momento di nostalgia e di desiderio di patria e di pace. Dante esule ripensa con malinconia alla sua Firenze e ricorda lo squillo delle campane, che annunciano la fine, la morte del giorno e diffondono i rintocchi dell’Ave Maria, secondo una consuetudine francescana poi diventata norma in tutta la Chiesa.

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