Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d

15 che se potuto aveste veder tutto mestier non era parturir Maria ”. (Purgatorio III, 37-39) Maria con la sua maternità divina appare a Dante come colei che apre la “ infinita via ” che ci porta al mistero di Dio, uno e trino. Maria e la misericordia divina Non solo Maria apre la infinita via che conduce a Dio, ma nello splendido incontro di Dante con il principe Manfredi, nello stesso canto terzo del Purgatorio, questa infinita via è collegata con “ la bontà infinita ” della misericordia divina, che accoglie Manfredi scomunicato che si pente in punto di morte: una faccia, un volto di Dio, che spesso papi e vescovi secondo Dante sono incapaci di comprendere e di leggere. “ Ma la bontà infinita ha sì gran braccia che prende ciò che si rivolge a Lei ”. (Purgatorio III, 122-123) Anche Bonconte da Montefeltro, capitano dei Ghibellini che furono sconfitti a Campaldino l’11 giugno 1289, ove nelle file avverse militava pure Dante, narra la sua tragica fine che avvenne alla confluenza del torrente Archiano con il fiume Arno, dopo che sul campo di battaglia fu ferito mortalmente nella gola. “ Oh!, rispuos’elli, a piè del Casentino traversa un’acqua c’ ha nome l’Archiano, che sovra l’Ermo (l’Eremo) nasce in Apennino. Là ’ve ’l vocabol suo diventa vano (alla foce) , arriva’ io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola nel nome di Maria fini’, e quivi caddi, e rimase la mia carne sola. Io dirò vero, e tu ’l ridì tra ’ vivi: l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno gridava: “O tu del ciel, perché mi privi? Tu te ne porti di costui l’etterno

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