Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d

13 apostrofa il poeta: “ e se non piangi, di che piangere suoli? ” (Inferno XXXIII, 42), tace anche la terra. “ Ahi dura terra, perché non t’apristi! ” (Inferno XXXIII, 66). Solo al termine del racconto Dante, invocando una punizione divina, esplode in una invettiva apocalittica e terribile contro Pisa, che ha lasciato soffrire e morire degli innocenti. Non c’è purtroppo una risposta ed una parola umana per la sofferenza innocente dei piccoli. Dietro ad essa vi è anche il dolore atroce di Dante, che ha dovuto nella prima fase del suo esilio abbandonare i suoi figli ancora in tenera età, coinvolti anche loro nella sua sconfitta politica, in balìa degli avversari. Abbiamo detto che questo viaggio di Dante nell’abisso del male è voluto da Maria. Sarà ancora Virgilio ap- pena uscito dalle tenebre infernali ad affermarlo davanti a Catone, il custode del Purgatorio: “ dall’alto scende virtù che m’aiuta conducerlo a vederti ed udirti ”. (Purgatorio, I, 68-69). E Catone conferma che la volontà della Donna del cielo è il biglietto di ingresso al monte della purificazione e della salvezza: “ Ma se donna del ciel ti move e regge come tu di’, non c’è mestier lusinghe: bastisi ben che per lei mi richegge ”. (Purgatorio, I, 91-93). Così Dante, guidato da Virgilio e protetto da Maria, dopo aver preso coscienza della gravità del male ed anche del rischio di un suo eventuale rifiuto di Dio, può risalire la montagna del Purgatorio e continuare sulla sua via di purificazione. Nel cuore del poeta pellegrino negli abissi del male dell’Inferno, Maria, la Donna gentile, è sempre stata presente e proprio Lei ha fatto sì che egli potesse prendere coscienza del peccato e tornare “ a riveder le stelle ”.

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