Riaprire le scuole, come? (nn. 9-10/2020)

Elena Fazi, Vicepresidente nazionale vicaria UCIIM

 

Tra infinite polemiche, recriminazioni, proposte, critiche comincia il nuovo anno scolastico. Si poteva fare meglio, si poteva fare diversamente, non si doveva fare… tutte le posizioni hanno trovato molti sostenitori. È difficile, secondo noi, decidere cosa è bene e cosa è male fare, perché viviamo in una situazione completamente nuova i cui risvolti sono parzialmente sconosciuti e solo parzialmente ipotizzabili.

La nostra Unione è super partes, non si identifica con nessun partito o movimento politico. I nostri soci appartengono o si riconoscono in diverse posizioni politiche, e noi rispettiamo le scelte di ognuno.

Ma questo non significa che non ci occupiamo di politica nel senso aristotelico del termine. Ci riferiamo alla sua frase famosa «l’uomo è per natura un animale politico»; Aristotele dice, infatti, che non sono politici nè gli animali nè gli dei: solo l’uomo lo è. Cosa significa quest’espressione? Vuol dire sia che l’uomo per natura è legato ad una vita comunitaria con gli altri sia che la forma tipica della vita sociale è la polis (termine dal quale deriva la parola politica) (1). Questa concezione fu poi ripresa e ampliata da S. Tommaso d’Aquino, non a caso è il nostro protettore: «homo est animal politicum et sociale».

L’atteggiamento dell’Unione di fronte a ogni evento è quello di un’onesta analisi e di una successiva critica costruttiva e propositiva, perché criticare è facile, difficile è proporre alternative o modifiche realizzabili!

Tutte queste riflessioni ci hanno spinto a proporre un’intervista sulla riapertura della scuola a tutte le forze politiche dell’arco costituzionale. Per correttezza non citiamo i politici che non ci hanno risposto, ma riportiamo (2) qui di seguito le risposte di Valentina Aprea, Paola Frassinetti, Camilla Sgambato, Gabriele Toccafondi che cogliamo l’occasione per ringraziare sinceramente per la disponibilità e la cortesia.

Domande dell’Intervista

  1. Pensa che sia stato giusto riaprire le scuole a settembre o che sarebbe stato meglio aspettare ancora continuando con la DaD?
  2. Perché?
  3. Le sembrano sufficienti le modalità di tutela relative alla frequenza scolastica: distanziamento, mascherine, gel igienizzante…?
  4. Vorrebbe modificarle e/o integrarle? Come?
  5. Molte scuole hanno ridotto l’orario quotidiano e hanno scelto la frequenza di piccoli gruppi a giorni alterni, che ne pensa?
  6. Preferirebbe altre soluzioni? Quali?
  7. Come si dovrebbe procedere per coprire tutti i posti di insegnamento, curricolare e di sostegno, a oggi ancora vuoti?
  8. Si è molto detto che il Covid potrebbe tramutarsi in un’opportunità di svecchiamento e di miglioramento della nostra scuola, lei che ne pensa? Cosa sarebbe necessario?
  9. Le sembra che esista una visione pedagogica forte e coerente che ispiri e plasmi tutta la nostra scuola?

a. Se sì, la espliciti brevemente

b. Se no, quale proporrebbe?

 

Risposte

Valentina Aprea, Forza Italia

  1. Credo che sia stato molto giusto prevedere la riapertura delle scuole a settembre, ma mi sarei aspettata a sostegno della riapertura azioni ministeriali più efficaci in materia di prevenzione sanitaria, di arredi scolastici (banchi monouso non consegnati) e soprattutto in materia di docenze nelle scuole.
  2. Perché la chiusura delle scuole di sei mesi avrebbe dovuto consentire di provvedere per tempo a garantire le nuove condizioni di lavoro scolastico imposte dalla pandemia da Covid19. Quello che è mancato, è stato soprattutto un modo di affrontare la ripresa con nuove modalità didattiche ed una visione di scuola che, proprio in virtù di nuovi vincoli di natura sanitaria, avrebbe dovuto consigliare un modo di fare scuola molto più simile ad un campus che ad una caserma. E quindi più didattica digitale anche a scuola, più attività laboratoriale, più insegnanti tutor e, soprattutto, più autonomia per gli istituti scolastici per rivedere tempi e spazi dell’attività didattica. Invece, si è fatto di tutto per riorganizzare le classi come caserme, secondo un modello di lezione frontale ormai superato e perfino sconsigliato in questa fase emergenziale.
  3. Con riferimento alle modalità di prevenzione, sono mancate due condizioni assolutamente necessarie: la prima con riferimento al presidio sanitario, che avrebbe dovuto portare il Governo a garantire nuovamente nelle scuole il medico scolastico o comunque figure sanitarie di riferimento e completamente dedicate alla frequenza degli alunni nelle scuole. Così pure, noi di Forza Italia avevamo richiesto fin da subito la presenza di termoscanner nelle scuole per non caricare eccessivamente le famiglie rispetto alla responsabilità della temperatura corporea dei ragazzi, ma soprattutto a maggiore tutela delle comunità scolastiche. Il Governo non ha fatto né l’uno, né l’altro, ed in più fa fatica a garantire le altre forme di prevenzione, dal distanziamento che non si può certo realizzare senza banchi monoposto, alle mascherine che scarseggiano e al gel che non viene distribuito alle scuole nella quantità che sarebbe necessaria.
  4. Ribadisco, che noi avremmo fortemente voluto il medico scolastico, la misurazione della temperatura a scuola e la garanzia di tutte le altre forme di prevenzione.
  5. Certamente se il Ministero avesse garantito tutte le forme di prevenzione a cominciare dagli interventi di edilizia leggera, fino alla consegna dei banchi monoposto e alla copertura delle cattedre, le scuole non avrebbero fatto ricorso alla DaD fin dai primi giorni di scuola. Detto questo, credo che la situazione sia così delicata e grave allo stesso tempo che le scuole, nella loro autonomia, devono poter trovare il giusto equilibrio tra lezioni in presenza e lezioni a distanza. Certo, questo deve prevedere che ci si accerti che tutti gli alunni possano con gli strumenti adeguati seguire le lezioni senza perderne alcuna.
  6. Il mio modello di scuola è quello in cui alle classi si sostituiscono laboratori scientifici, artistici e letterari e con l’ausilio di strumenti e tecniche digitali (tablet, coding, app, realtà virtuale, realtà aumentata…) piccoli gruppi di alunni, guidati da insegnanti tutor, apprendono facendo esperienza nei vari campi della conoscenza. In questo modo, non si avrebbero classi numerose e si potrebbe avviare una vera personalizzazione degli apprendimenti.
  7. Noi di Forza Italia avevamo suggerito nel mese di marzo di lasciare tutti i docenti al loro posto anche per l’anno scolastico 2020/21, proprio perché bisognava concentrarsi su altre emergenze e bisognava far recuperare agli studenti il trauma del distacco improvviso dai propri docenti e dai propri compagni. Sono state rinviate le Olimpiadi, è stata rinviata la manifestazione dell’Expo di Dubai, si poteva soprassedere per un anno ai trasferimenti. Il Ministero, non solo non ha garantito la continuità scolastica, ma ha aggravato la situazione dell’assegnazione dei docenti alle scuole cambiando incautamente i criteri per la compilazione delle graduatorie provinciali per le supplenze. In più, ora decide di partire con la fase concorsuale, mettendo ancora di più in crisi l’organizzazione delle scuole tra docenti precari che dovranno partecipare ai concorsi e docenti titolari che faranno parte delle commissioni giudicatrici. Noi di Forza Italia avevamo suggerito, almeno rispetto al concorso straordinario, di stabilizzare i docenti precari e prevedere per loro una massiccia formazione in servizio, propedeutica ad una valutazione finale. Credo che si sia persa una buona occasione per garantire un servizio di qualità, mentre si sta dando uno spettacolo molto triste di una scuola incapace di superare i vecchi schemi dell’organizzazione scolastica.
  8. Come Forza Italia abbiamo consegnato al Governo una proposta di investimento di 20 miliardi del Recovery Fund per porre le basi della scuola del futuro. È una grande occasione che non va assolutamente sprecata e che secondo noi deve contemplare i seguenti interventi pubblici:
    • Modernizzazione degli edifici scolastici sulla base dei dati forniti dall’anagrafe del Ministero Istruzione per:

-1000 Scuole innovative del primo ciclo

-1000 Campus di scuole secondarie superiori

-100 Centri tecnologici avanzati per potenziamento ITS (Smart Academy)

    • Costo standard di sostenibilità degli studenti
    • Progetti di digitalizzazione per la diffusione della banda ultralarga
    • Nuova formazione iniziale dei docenti e massiccio piano di formazione per l’acquisizione delle competenze digitali
    • Dotazione degli edifici scolastici di strumentazioni tecnologiche
    • Laboratori didattici innovativi STEM per la ricerca e il raccordo con le imprese
    • Centri sportivi per l’attività motoria e agonistica
    • Centri per la musica, per la danza e per il teatro

10. No. Come ho avuto modo di anticipare nei punti precedenti, la nostra scuola deve recuperare la centralità della persona, considerando adeguatamente che gli studenti che ora frequentano le nostre scuole sono Centennials e cioè ragazzi che non hanno conosciuto il mondo senza internet e che pensano e comunicano in modo diverso da tutte le altre generazioni che li hanno preceduti. È una generazione che utilizza per comunicare l’orale, lo scritto, ma anche il digitale, quindi i docenti e gli ambienti di apprendimento devono consentire lo sviluppo di queste tre dimensioni nelle dinamiche di apprendimento. In questo senso, il nostro modello di scuola è un campus dove le attività laboratoriali dominano su tutte le altre forme metodologiche e la personalizzazione degli apprendimenti diventa la stella polare dei percorsi.

 

Paola Frassinetti, Fratelli d’Italia

1/2. No, penso che le scuole dovevano riaprire al più presto in quanto durante il periodo dell’emergenza è stato riscontrato che tantissimi studenti non hanno potuto usare in modo corretto la DAD. Inoltre per i bambini delle primarie risulta alquanto difficile seguire le lezioni da remoto. La DAD acuisce le differenze sociali tra studenti penalizzando chi non ha la possibilità di avere la strumentazione e il collegamento adatto.

3/4. Le modalità di tutela come il distanziamento, le mascherine e il gel igienizzante sono molto importanti ma sarebbe necessario anche rilevare la temperatura all’entrata a scuola e far sì che negli istituti venisse istituito un presidio medico o infermieristico.

5. I Dirigenti scolastici devono prendere delle decisioni che differiscono da scuola a scuola a seconda delle situazioni certo che l’orario ridotto e l’alternanza dei giorni di lezione ledono la continuità didattica e mettono in difficoltà le famiglie nel conciliare i tempi del loro lavoro.

6. Sarebbe stato importante, e il tempo ci sarebbe stato, individuare, in accordo con gli enti locali competenti nuovi spazi per consentire una normale didattica nel mantenimento delle distanze di sicurezza.

7. La carenza di insegnanti di sostegno è un grave problema in quanto centinaia di cattedre restano scoperte alle elementari, alle medie e anche alle superiori. Il ministro avrebbe dovuto stabilizzare i precari.

Anche sul sostegno con i titoli adeguati. I bambini con disabilità sono purtroppo spesso costretti a stare a casa con grande disagio per la loro crescita educativa e per le famiglie che li devono seguire.

8. È indubbio che questa emergenza ha cambiato la nostra scuola anche grazie all’impegno di molti insegnanti che si sono prodigati per restare collegati ai loro studenti da remoto nonostante il più delle volte non avessero la competenza necessaria. A parte questo penso che la scuola vada migliorata e cambiata con una riforma che non sia frutto dell’emergenza ma che nasca da un confronto serio e approfondito effettuato in Parlamento, nel mondo sindacale e ovviamente nel mondo scolastico.

9. No, al momento non esiste secondo me una visione pedagogica che ispiri tutta la nostra scuola. Sarebbe necessario apportare modifiche iniziando dalla formazione degli insegnanti e passando per la riqualificazione del sapere per garantire la meritocrazia e le stesse condizioni di partenza per tutti gli studenti.

 

Camilla Sgambato, Partito Democratico

1. Assolutamente giusto riaprire le scuole a settembre.

2. La scuola andava riaperta, sia per le difficoltà che abbiamo riscontrato con la Dad, per i divari digitali dipendenti dalle differenze economiche, territoriali e sociali, sia perché i ragazzi hanno bisogno del più importante presidio di democrazia, di socialità, di istruzione di qualità. L’insegnamento/apprendimento si nutre di presenza, rapporti diretti, empatia.

D’altronde ce lo ha detto l’Oms e lo ha ribadito il Cts, quanto sia di vitale importanza la ripresa delle attività per i giovani, ai quali dobbiamo garantire un’istruzione di qualità,  in condizioni di sicurezza. Questa «generazione covid» sta pagando un prezzo altissimo e solo grazie all’istruzione possiamo restituire loro prospettive di un futuro migliore.

3. Tutte le modalità tese a garantire la sicurezza sia dei ragazzi che dei lavoratori della scuola hanno dovuto adattarsi allo stato dei contagi. Purtroppo in tutte le scuole in cui non è stato possibile garantire il distanziamento, è stato necessario imporre di indossare le mascherine anche da seduti, creando disagi che i ragazzi fanno fatica a sostenere. Ovviamente il nostro compito è anche quello di far comprendere quanto il rispetto delle norme di sicurezza sia indispensabile per evitare nuove chiusure.

4. Penso che bisogna prevedere test veloci periodici per tutti gli studenti e i lavoratori, per tenere sotto controllo i focolai. È necessario inoltre far comprendere agli studenti che le regole di sicurezza vanno rispettate anche dopo, all’uscita da scuola, la sera, nei momenti ludici e sportivi, perché il covid nelle scuole viene proprio da fuori. Vanno potenziati i trasporti, perché si vedono ancora immagini allarmanti di persone addossate tra loro negli autobus, prevedendo magari scaglionamenti negli ingressi a scuola e sui luoghi di lavoro.

5. Se non ci sono altre soluzioni percorribili, nella piena autonomia delle scuole, vanno fatte scelte del genere, ma spero siano provvisorie perché stiamo comprimendo il tempo scuola, creando disparità di trattamento e gravi vulnus nella formazione degli studenti.

6. Nella mia scuola stiamo sperimentando una didattica mista, con metà classe in presenza e metà collegata da remoto. Sta funzionando. L’ideale però sarebbe stato avere, cosa che si è ben realizzata in alcune città, la collaborazione più fattiva con gli enti locali che avrebbero dovuto mettere a disposizione delle scuole locali aggiuntivi, per creare nuovi e ulteriori ambienti di apprendimento. Ciò avrebbe richiesto anche la presenza di più docenti e personale ata.

7. Bisogna ritornare a pensare che in Italia è indispensabile la programmazione. Sapere in anticipo quanti e quali docenti servono e dove servono. Occorre conoscere in partenza qual è il sistema di formazione in ingresso e in itinere per i docenti e non cambiarlo ad ogni cambio di governo. Con la legge 107 avevamo previsto il FIT che andava in questa direzione e che stava cominciando a dare risposte all’atavico problema del precariato. Poi arrivò il governo Lega/M5S e tutto si arenò. Nel decreto scuola abbiamo ottenuto l’attivazione di un tavolo tecnico che si occuperà di formazione e di periodici percorsi abilitanti per i neo laureati e per i precari.

8. Il covid ha amplificato i problemi di cui già soffriva la nostra scuola. E questa gravissima crisi dovrebbe farci riflettere su una scuola nuova, con una didattica innovativa, non schiacciata sulla lezione frontale, in ambienti di apprendimento che agevolino la cooperazione e la creatività. Con un rapporto molto più stretto e sinergico con il territorio e con il terzo settore, nella consapevolezza che la scuola rappresenta la grande ricchezza delle comunità e la più importante occasione di sviluppo di un Paese.

9. Sì. Esiste senza dubbio una visione pedagogica e coerente alla base della scuola che vogliamo. Una scuola inclusiva, che metta al centro il bambino ed il ragazzo, con le sue esigenze, i suoi bisogni, che non sono più quelli delle generazioni precedenti, una scuola che non lasci indietro nessuno, che ponga le basi per la crescita di personalità libere, consapevoli e critiche. Una scuola gratuita per le persone con reddito basso, da zero anni fino all’università, perché l’istruzione non può essere un peso sulle spalle delle famiglie.

Il Covid ha posto il dibattito sulla scuola al centro dell’agenda politica, ma anche al centro della discussione dei non addetti ai lavori. E questo è un bene. Il Partito democratico sta organizzando gli Stati Generali della scuola, tanto attesi dagli operatori, gli intellettuali, gli studenti, i decisori politici. Sarà un grande momento di discussione, di ascolto e di proposte, nella consapevolezza che lo sviluppo del Paese passa necessariamente dalla valorizzazione della sua più grande infrastruttura sociale, l’unica che può creare valore e valori, generatrice di uguaglianza, libertà e democrazia.

 

Gabriele Toccafondi, Italia Viva

1. La Scuola si realizza nell’istituzione di un rapporto educativo e non è semplicemente un insieme di nozioni. Sfido chiunque a dire che avere venti volti davanti o venti riquadri in un video, sia la stessa cosa. Pertanto la scuola – percorso educativo – è in presenza. La didattica a distanza è stata utilissima e ringrazio di cuore i tanti docenti e dirigenti che non hanno neppure atteso la circolare per restare in contatto con i «loro» ragazzi ma la «distanza» in un percorso educativo va bene solo in lockdown, in emergenza.

Le linee guida prevedono giustamente la didattica integrata solo per le scuole superiori e in molte scuole si è andati in quella direzione. Integrata vuol dire che una parte delle attività viene svolta in presenza e una parte a distanza. Ma soprattutto che in presenza e a distanza si possono anche fare cose diverse.

Per i più piccoli (soprattutto fino ai 9-10 anni) questo non è possibile e il rapporto diretto dei docenti con i bambini e di questi ultimi con i compagni di classe è un elemento fondamentale della relazione educativa e della crescita degli studenti, di cui la scuola è un elemento fondamentale.

Chiaramente tutto deve essere svolto in piena sicurezza per tutti e i protocolli devono essere applicati in modo rigoroso. Tutelando particolarmente i soggetti più fragili.

2. In generale sì. Poi bisogna vedere caso per caso. Non sono un medico e mi fido degli esperti. Dovremmo usare buonsenso e ragionevolezza e fidarci di più.

3. Mi fido dei medici, appena ci sarà il vaccino deve essere subito disponibile per il personale scolastico e obbligatorio. Auspico poi che in tutte le regioni il test o il tampone rapido salivare sia disponibile per le scuole.

4. Dipende dalle ragioni per cui è stato fatto. Purtroppo in alcuni casi non sono state scelte dettate dall’emergenza sanitaria ma da quella scolastica: mancano ancora troppi docenti ecc…

Fino a quando queste scelte riguardano i più grandi, se è l’unico modo per garantire la sicurezza ok, ma per i più piccoli? Per gli studenti con alcune disabilità senza un adeguato supporto questo può voler dire ledere il diritto all’istruzione. Lo stesso si può dire di tutta la filiera professionalizzante, inclusa la formazione professionale, filiera particolarmente danneggiata durante il lockdown.

5. Con queste indicazioni dal ministero della salute si poteva fare poco altro. Spero che con il passare delle settimane, l’implementazione dei test veloci e il rodaggio dei protocolli ecc, si possa limitare il più possibile il ricorso a queste modalità, ovviamente se la diffusione della pandemia non peggiora anche in Italia come sta avvenendo in paesi anche molto vicini.

6. Sono due problemi diversi e ovviamente prescindono dal covid. Per il sostegno bisogna cambiare radicalmente approccio: non è possibile che un terzo delle cattedre siano strutturalmente precarie (l’organico cosiddetto in deroga pesa per 55.000 cattedre su 150.000) e che i docenti specializzati siano solo poco più della metà. Non è giusto soprattutto nei confronti dei ragazzi. In attesa di un cambiamento radicale, bisognerebbe per lo meno garantire la continuità, ripristinando la norma del decreto del 2017, figlio della buona scuola di Renzi. Il governo giallo verde l’ha resa inapplicabile ma andrebbe ripristinata per consentire al docente precario di essere confermato anche l’anno successivo sulla stessa classe se ha ben operato.

Sui posti curricolari i governi Renzi e Gentiloni hanno introdotto una serie di norme che avrebbero consentito di non essere in emergenza. Sono state tutte o quasi smantellate da Bussetti e Fioramonti, senza sostituirle con nient’altro. Serve tempo e capacità di programmazione: gli errori del 2018 vedono i loro effetti nel 2020, le soluzioni trovate oggi inizieranno a dare respiro alle scuole nel 2023. Non è un buon motivo per non attivarsi, anzi. Ma il paese deve sapere che i tempi sono questi.

7. In parte lo è stato, grazie a quanto seminato con la buona scuola. Penso in particolare al Piano Nazionale Scuola Digitale e alla formazione in servizio obbligatoria strutturale e permanente che hanno consentito di non cogliere impreparate gran parte delle scuole italiane.

Ora si deve dare continuità. E il modo per farlo è da un lato quello di continuare a investire sul PNSD e sulla formazione (con una maggiore attenzione a quella iniziale) e dall’altro avere fiducia delle capacità delle scuole autonome e soprattutto dargliene di fiducia.